Connessi

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Ogni volta che sento parlare certi politici mi chiedo come facciano a svendere se stessi per gli interessi di qualcuno che vuol distruggere il futuro della collettività, perchè è di questo che si tratta.

Posso capire che vogliano difendere la loro poltrona, i loro stipendi, i loro privilegi, ma non riesco a credere che possano barattare questi con la loro integrità, la loro dignità, la propria persona, e non solo. Quando, come in questi giorni, si strappano le vesti per far credere che l’emendamento Total – così dovrebbe essere chiamato – sia sacrosanto e utile al Paese, mi domando se non abbiano figli, nipoti, parenti o amici cui vogliono bene. Vero è che, visti i precedenti, è facile che tra questi molti siano occupati nel partito o per il partito, accomodati grazie a qualche telefonata in amicizia, ma non posso credere che lo siano tutti, o almeno, non lo voglio. E allora mi domando e domando loro come si sentono sapendo di mentire spudoratamente per difendere gli interessi di multinazionali a scapito della salute dei cittadini. Perchè appunto, tra quei cittadini, ci sono anche i loro figli, nipoti, parenti e amici. Siamo tutti connessi, nessuno escluso. Qualsiasi cosa facciamo in un modo o nell’altro ricade su tutti prima o poi. Possibile che un ordine dettato dall’alto, pressioni o promesse gli facciano credere di essere immuni dalle conseguenze, esenti dalle responsabilità? Un giorno, quando meno se l’aspetteranno e in un modo che non potranno  immaginare, per ogni cosa che avranno fatto e detto pagheranno il conto, e se qualche scontrino riusciranno a nasconderlo non potranno comunque nascondersi dalla propria coscienza, ammesso (e voglio crederlo) ne abbiano ancora una.

A questi pseudo-politici e a tutti quei giornalisti che per paura o mantenere qualche promessa vanno loro dietro, dico dunque: non sarebbe meglio fermarsi prima, ragionare su cosa si sta facendo nel presente, per non ritrovarsi a pentirsi in futuro?

Nato a Seregno il 07/07/1981, lavora nel campo del commercio e della pubblicità. Compagno di Eleonora, futuro padre di Giada Vittoria, autore di tre libri: una fiaba, “La leggenda dello Sciùr Pastrugnetti”, un noir intitolato “Dentro” e un romanzo contemporaneo disponibile in versione eBook, “Un’altra vita”.

L’Elefante nella Cristalleria

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Sicuramente è un problema ampio e complesso, che presenta mille confini tra il bianco e il nero ma.. datemi pure dell’insensibile, dell’ignorante, dell’egoista, al limite anche del leghista, io però mi sono veramente stancato di tutta questa massa di “migranti” che si crede legittimata ad invaderci violando i confini Europei e in particolar modo quelli Nazionali, e vorrei che si facesse seriamente qualcosa prima che la situazione precipiti e che bassi istinti e ideologie estremiste prendano il sopravvento: Lo so, già qualcuno starà pensando: “Ecco un altro fan di Salvini influenzato dai media di regime”.. no, assolutamente NO. Sono consapevole che l’Italia ha molti problemi e che quello dell’immigrazione è spesso stato usato e sbattuto in prima pagina sui giornali come spauracchio per manipolare il consenso e spostare voti, per distrarre l’attenzione sulle ruberie e malaffari della politica, ma non voler riconoscere un problema che ha creato, sta creando e creerà sempre di più sacche di razzismo e tensioni sociali è pericoloso. Lo so benissimo, quello dell’immigrazione è indubbiamente un problema che andrebbe analizzato nelle sue radici storiche e geopolitiche.. molti scappano da povertà, miseria e guerra, e hanno anche il famoso “diritto d’asilo”.. ma.. riflettete, possiamo mai farci carico del destino di tutta l’umanità ? che facciamo ? li accogliamo tutti ? ma allora sarebbe molto più sensato e onesto intellettualmente inviare delle navi cargo per farli venire qui in massa e in tutta sicurezza, invece che lasciarli morire e affogare in mare, no ? perchè è come dire a tutti questi poveri disgraziati che se riescono a sopravvivere a questa roulette russa della speranza e ad arrivare qui poi possono starci senza che nessuno gli dica nulla. A dir poco folle ! E considerato che i conflitti, le guerre, la povertà, nei paesi del terzo mondo dove queste persone vivono sono una costante da sempre è improbabile che la situazione migliori, anzi ! E quindi ? Saremmo obbligati moralmente ad accogliere milioni di persone ? Follia, lo ribadisco. Ed ecco un altra mia modesta osservazione: possono queste persone, questi popoli, pretendere di avere quello che noi Europei abbiamo conquistato in secoli di dedizione in termini di benessere e progresso, senza sudarselo a loro volta ? Sì, certo, c’è stato il Colonialismo, abbiamo invaso le loro terre in passato. Sì, certo, li abbiamo anche usati come schiavi. Mai scelta fu più scellerata. E se ci chiedessero dei danni da pagare sarei il primo a spingere perchè questi venissero quantificati e risarciti. Avevano un loro stile di vita, spesso a contatto e in equilibrio con la natura, le loro tradizioni. Cose nobilissime. Adesso invece associano il benessere e il progresso con il modo di vivere occidentale, e quel loro modo di vivere passato alla povertà, e piuttosto che sudare per costruire anche loro qualcosa di migliore, magari chiedendo il nostro aiuto (che sarei ben lieto gli venisse dato) preferiscono invaderci. Scusate ma lo ribadisco, è un comportamento a dir poco.. discutibile. La responsabilità purtroppo è in gran parte nostra, non avendo mai usato il pugno duro verso questa violenza, con i respingimenti forzati. Si sarebbero potute salvare migliaia di vite, perchè imponendo il messaggio che nessuno sarebbe potuto rimanere a nessuna condizione neanche ci avrebbero provato ad attraversare un deserto per imbarcarsi su un barcone per una traversata in mare a rischio della vita. Ma anche volendo porre il caso di aprire le frontiere (che già sono un colabrodo), cosa risolveremmo a farli restare qui ? non abbiamo nessuna capacità di assisterli, e ci sono già milioni di Italiani sotto la soglia di povertà di cui sarebbe già un dovere occuparsi. L’immigrazione e il mito dell’integrazione sono il modo migliore che ha un popolo per suicidarsi, praticamente è come fare entrare un elefante in una cristalleria, una cristalleria fatta di storia, tradizioni, cultura, usanze, delicati equilibri sociali ed economici. E’ follia allo stato puro ed è un problema pericoloso da ignorare, perchè ribadisco, può portare ad estremismi, anche di natura politica, mettendo a repentaglio la nostra democrazia in favore di qualcosa di più autoritario e meno tollerante. Siamo davvero disposti a giocarci tutto, a correre il rischio ? Non mi ridurrò a votare Lega ma spero che anche a Sinistra ci sia dia una bella svegliata su questo tema, e che non sia solo il Movimento 5 Stelle a darci un alternativa.

Attivista ed elettore del M5S

Indeterminazione di un’ideologia

filosofia

Tranquilli, nessuno studio approfondito sul principio di indeterminazione di Heisenberg, al limite qualche piccolo richiamo. Mi accingo a discutere con voi il concetto di ideologia ed a cercare di capire se esiste un concetto puro, scevro da ogni dubbio. La mia NON è una pretesa di insegnamento, ma la volontà di apprendimento attraverso il dibattito. La tendenza che sempre auspico nei dibattiti è l’arricchimento dell’idea oggetto del disquisire e non la ricerca della ragione ad ogni costo, poiché, come vedremo, il concetto di ragione è completamente effimero ed in taluni casi privo di senso logico.

E qui vorrei invitare altri ad esprimere opinioni senza il timore di essere valutati, etichettati, e prezzati, poiché vi è una verità che oserei definire indubbia: non è importante stabilire da che parte è la ragione né il grado di preparazione di chi la sua ragione protesta, ma ottenere una ‘ragione ideale’ quanto più valida possibile che tenda all’universalità.

Occorre, allora, introdurre il concetto (non nuovo, non credo di inventare nulla) di incertezza, da intendersi non come mancanza totale di certezza, ma come circoscrizione del dubbio. Il principio di Heisenberg dice semplicemente che è impossibile stabilire contemporaneamente con precisione assoluta due parametri fondamentali per le particelle sub-atomiche, velocità e posizione in un dato istante, per via delle perturbazioni che la misura introdurrebbe, cosicché si potrà avere un’alta precisione sulla valutazione di un parametro a scapito della precisione dell’altro o viceversa. Semplice, ma con implicazioni sostanziali: leggi razionali non si adattano alla realtà perché imprecise. Assodato che l’incertezza (il dubbio) esiste, scientificamente provato, passiamo oltre.

Se è vero che il razionale non si adatta alla realtà è altrettanto vero che ciò avviene per carenza di dati da elaborare. Se, viceversa, fossimo in possesso della totalità dei dati che concorrono ad un fenomeno, la legge razionale che ne scaturirebbe sarebbe la rappresentazione fedelissima della realtà stessa (nell’800 si pensava di poter predire matematicamente il futuro e, quindi, di eliminare qualsiasi problema alla fonte). Dunque, sembra una via senza uscita: non abbiamo tutti i dati, saremo sempre nel dubbio. In parte è vero; possiamo però congetturare un dubbio che sia parte di sé stesso. Con questa affermazione intendo rispondere ad un primo quesito: dubitare del dubbio dovrebbe significare certezza? No, bensì crea un dubbio più grande poiché se il dubbio esiste non può esservi certezza, essendo la sua negazione.

Potrebbe, però, un dubbio contenerne altri, diciamo, di livello inferiore, non che siano più certi ma che abbiano un’oscillazione rispetto al ‘vero’ più piccola del dubbio primevo.

E’questo, secondo me, il grado di incertezza; esso può essere valutato piccolo, medio, grande, enorme etc. in dipendenza del contesto in cui opera o viene misurato.

Prendiamo ad esempio il nostro microcosmo del Forum e le sue idee.

Immaginiamolo come una stanza in cui tutti noi prendiamo posto in piedi. All’inizio siamo tutti nella stanza, tutti da una parte, infatti non siamo fuori della stanza. Tracciamo, ora, una linea da intendersi come una divisione intellettuale su un determinato argomento: una linea-idea. Ognuno si disporrà da una parte della linea, avremo due schieramenti che per la ragione della linea sono divisi, ma per quella più generale del Forum sono insieme. Il grado di certezza di stare da una parte è naturalmente legato al grado di libertà di movimento in una delle due regioni limitata dalla linea-idea.

Continuiamo a dividere la stanza in modo che la linea-idea diventi una rete. Ovvero, condizioniamo sempre più l’idea di cui si deve discutere, approfondendola, alla fine ci ritroveremo in una rete a maglie così fitte da impedirci il movimento. L’incertezza in quel momento sarà massima poiché l’oscillazione dal punto centrale della singola maglia (che rappresenta la certezza), sarà in grado di farci scavalcare una delle linee, quindi lo “stare da una parte” sarebbe sostituito dallo “stare da più parti” nonostante si oscilli attorno ad una certezza. Vi sarà, comunque, sempre una rete così stretta (un’idea così estrema) da isolare ognuno di noi nella propria maglia e, addirittura, in grado di rendere impossibile il posizionare i nostri piedi al suo interno, abbracciando, così, un certo numero di verità diverse tra loro.

Con questo voglio dire che vi sarà, per ciascun individuo, sempre un dubbio che può attestare con la sua esistenza l’impossibilità di stare totalmente o categoricamente da una parte: di essere solo comunisti, solo democratici, solo socialisti, solo liberisti ecc…

Ora, permettimi una digressione tornando all’oggetto della discussione che era provare l’esistenza dell’ideologia pura. Se la intendiamo rigida nel suo significato e cioè: invariabile nel tempo e nelle circostanze, ci si può senz’altro schierare da una parte dichiarandosi sostenitore di quell’ideologia. Se, invece, teniamo conto dell’impossibilità di collocarsi esattamente in un punto di certezza ideale per via della frammentazione dell’ideale stesso, rappresentata dalla sua intrinseca complessità, lo schierarsi da un lato non ha più significato poiché la realtà implica una notevole mole di dati di cui tener conto: una poliedrica diversità di cui non disporremo mai nella sua totalità. Dunque ognuno di noi sarà in parte democratico, in parte comunista, in parte socialista e via discorrendo, ognuno in modo soggettivo e diverso e non c’è un’ideologia che ha ragione sulle altre.

Comunque, la diversità non sempre implica contraddizione,

infatti, ritengo si possa congetturare l’esistenza di categorie di elementi che nella loro diversità concorrano allo stesso effetto quali cause inscindibili ed imprescindibili che, in tal senso, hanno anche lo stesso scopo. E’ questo, a mio avviso, il caso di una qualsiasi ideologia applicata alla realtà sociale.

L’ideologia pura esiste come astrazione, NON esiste in concreto e tanto meno come realizzazione di un impianto sociale, cosa che molti politici si rifiutano di ammettere.

Non si può generalizzare tracciando un unica linea di demarcazione pretendendo che ogni ‘user’ trovi collocazione al di qua o al di là di essa, ma solo immaginando una rete a maglie più o meno larghe potremo avere chiaro il concetto di utilizzo di questo mezzo ideologico applicato alla realtà.

E sarà, comunque, limitativo, sia per la mancanza della totalità dei dati da elaborare sia per la fluidità del cambiamento che, sostanzialmente, modifica non solo la rete suddetta, ma, cosa ben più importante, la logica e le leggi che regolano il nostro valutare la causa che spinge ognuno di noi a collocarvisi. In altre parole, anche se nel tempo non dovessero cambiare le motivazioni di un ideale potrebbero cambiare i nostri metodi per valutarle, quindi ne avremmo una rappresentazione diversa di volta in volta che tenteremo di concettualizzarlo.

Per concludere, dubito di tutto e cerco di spiegare tutto per restringere la mia oscillazione attorno alla certezza, quando non posso allargare le maglie della realtà. Se questo è impossibile e la costrizione ad allargare le maglie di questa rete (accettazione passiva di idee non condivise), che a volte diventa ossessiva, diviene necessità impellente, occorre mediare sui concetti che più uniscono la maggioranza delle persone appartenenti al MoVimento, accettando un’opinione prevalente per soddisfare le aspettative di tale maggioranza.

Tale situazione la intendo quale status della nostra psiche quando la mente conscia ha la certezza (meglio dire, il dubbio minimo) di aver fatto il possibile per limitare l’effetto del dubbio attraverso la conoscenza che porta all’unità d’intenti, poiché oltre i valori umani più alti ce n’è uno che li sovrasta e li contiene tutti: La Conoscenza.

Ma questa è un’altra storia…

 

Il Popolo e le sue responsabilità

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Spesso si dice: “Il popolo è sovrano!” “Il popolo deve ribellarsi!” “Gli italiani sono un popolo di pecore!” “La responsabilità di quello che accade è del popolo!”

Ma… cos’è il popolo? E quali sono veramente le sue responsabilità?

Giuridicamente parlando questo termine indica l’insieme delle persone fisiche che sono in rapporto di cittadinanza con uno stato, ma in realtà viene usato impropriamente, secondo il momento e gli interessi da portare avanti.

Finché però non chiariremo a cosa e a chi ci stiamo riferendo, tutto resterà nell’astratto e così anche per le responsabilità da attribuire allo stesso.

Qual è la responsabilità di questo popolo rispetto a ciò che accade in Italia?

Il popolo è sovrano e, in una democrazia rappresentativa ha una sola, grande, immensa responsabilità. Eleggere i propri rappresentanti.

Il governo attuale dovrebbe rappresentare questo popolo e le sue necessità! Nel caso così non fosse e i rappresentanti eletti dal popolo non rispettino gli impegni presi, questo stesso popolo dovrebbe logicamente riprendersi la propria sovranità, unirsi in questo solo e unico obiettivo.
Il popolo non può permettere che le persone che ha eletto facciano i propri interessi e non quelli della collettività… Altrimenti si accetta che la rappresentatività si trasformi in una sorta di dittatura.
Allora, il popolo ha il diritto e il DOVERE di ribellarsi.

Eppure in Italia questo non accade. Perché?

Forse perché questo popolo, nella sua globalità, si sente effettivamente rappresentato o forse non è capace di reagire?

Nel primo caso c’è poco da fare… Questo nostro popolo, anche se vessato, umiliato, depredato… ha il governo che si merita! Il Governo che vuole!

Ma, nel caso contrario…come si può non reagire quando chi dovrebbe rappresentarci non rispetta gli impegni presi? Quando si arroga il diritto di non rispettare il proprio popolo?

Forse qui prende tutto il suo senso la famosa e inflazionata citazione “DIVIDE ET IMPERA”.

Tuttavia i tempi son ben diversi. Ora ognuno di noi può scegliere chi votare. Può eleggere dei rappresentanti che portino avanti delle idee…. Immigrazione, famiglia, giustizia, economia, priorità, diritti, …….

Ma, in fondo… ognuno ha la propria idea, che abbia aderito ad una forza politica piuttosto che ad un’altra.

Forse il più grande DIVIDE ET IMPERA è proprio insito nella stessa democrazia rappresentativa.
Si sgretola la volontà popolare con il voto e quindi…la sua forza. Con lo scegliere fra una forza politica piuttosto che un’altra.

Con il Movimento ci eravamo posti un grande challenge… La nostra grande Rivoluzione era il cercare di superare tutti questi concetti, eliminando la “rappresentatività” e offrendo al popolo, prima nel nostro piccolo e poi auspicabilmente, nel suo senso giuridico, cioè nella sua globalità, la possibilità di esercitare la propria sovranità direttamente. Senza intermediari!
Scegliere, applicando la DD, su ogni singolo tema. Indipendentente dalle linee politiche di un partito. Ma solamente secondo coscienza.

Questa rivoluzione sarebbe di una POTENZA SCONVOLGENTE per l’intero sistema! In una democrazia diretta ciascuno di noi è RESPONSABILE DIRETTO di ciò che accade e non c’è più nessuno a cui affibbiare delle colpe. Nessun capro espiatorio.

Ma… Ad popolo che non ha neanche la forza di ribellarsi a chi ha scelto per rappresentarlo e che approfitta del suo ruolo, non rispettando gli impegni presi e calpestando la volontà popolare, si può veramente lasciare questo potere di essere RESPONSABILI in prima persona delle sorti del Paese?

Per concludere questa mia riflessione vi chiedo… secondo voi, il popolo italiano è in grado di assumersi, direttamente o indirettamente, le proprie RESPONSABILITÀ?