Onestà!

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È vero, il Movimento non ha perso solo un grande uomo e pensatore, ha perso un padre. Ma chi perde un padre che gli ha trasmesso qualcosa ha avuto una grande fortuna; per cui dopo le lacrime restano gli insegnamenti, i ricordi, i valori. Questi saranno la sua eredità, condivisa da chi ha creduto in lui ed ora porterà avanti il suo progetto, per realizzare il suo sogno.

C’è chi, con la mancanza di rispetto e di dignità che li contradistingue, ha subito approfittato della sua dipartita per parlare di caos e previsto sbandamenti per tutto il Movimento. Dovranno ricredersi, guardando ancora una volta alla realtà dei fatti, se avranno il coraggio e la coscienza per farlo, invece di fingere di non vederla come spesso fanno per non ammettere a se stessi che nel Movimento c’è gente onesta, che crede veramente di cambiare questo Paese, per non ammettere a se stessa che il Movimento è veramente un’idea giusta, per il bene del Paese, per non ammettere a se stessa che sta combattendo la guerra per altri, che del Paese se ne fregano e pensano solo ai loro di interessi. Se non vorranno guardare la realtà dei fatti dovranno prima o poi guardare negli occhi di gente come Di Maio, Di Battista, Morra, Taverna, che sono gli occhi di milioni di italiani, stanchi di vivere in un Paese corroso dalle lobbies e corrotto dalla mafia e politici conniventi, dovranno confrontarsi con lo sguardo di chi ci crede veramente al sogno di Gianroberto, oggi ancor più di ieri, e di fronte a quello sguardo abbasseranno i loro, sapendo di aver sbagliato a denigrare quella forza che è insita nel cuore e nell’anima di tutte quelle persone che l’hanno gridata al cielo, per salutare, per ringraziare, per sperare: onestà!

Nato a Seregno il 07/07/1981, lavora nel campo del commercio e della pubblicità. Compagno di Eleonora, futuro padre di Giada Vittoria, autore di tre libri: una fiaba, “La leggenda dello Sciùr Pastrugnetti”, un noir intitolato “Dentro” e un romanzo contemporaneo disponibile in versione eBook, “Un’altra vita”.

M5S al bivio della Storia

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In questi giorni, il M5S è giunto rapidamente alla fase più critica della sua storia. Il rischio, a fronte di nuovi errori, è quello di una scissione o implosione.

Con tutto il rispetto di quel che ha fatto il padre storico del M5S,  occorre prendere realisticamente atto che i Grillo non era più ormai una risorsa ma un problema per il M5S. Troppi errori di strategia politica, di organizzazione, di comunicazione e gestione dall’alto. Ultimo atto quello delle assurde espulsioni con processi sommari e pilotati, senza alcun contraddittorio.

Troppi errori di parlamentari talebani (che avrebbero dovuto essere solo dei nostri  portavoce) arroccati ed indisponibili ad un dialogo costruttivo e permanente con la base, altri concentrati solo su problemi secondari o su espulsioni fatte senza alcun rispetto per le stesse regole del non statuto oltre che dei principi elementari di democrazia. Altri ancora succubi silenti delle decisioni di Grillo e Casaleggio.

In tempi non sospetti scrissi che il male storico di tutti i movimenti è quello di implodere o per l’autoritarismo di un capo (ed è quello che sta accadendo) o per la frammentazione della base incapace di autogestirsi.

L’unico modo per evitarlo, tenendo insieme tutto il movimento, resta, a mio parere, quello di creare una vera democrazia dal basso con i relativi strumenti, ma in modo organizzato, con regole chiare e trasparenti condivise da tutti, con una gestione collettiva di una squadra di parlamentari democraticamente eletta dalla base.

Occorre prima fare un grande dibattito per trovare il modo unitario di uscirne ed un progetto.
Ma veniamo ad una analisi delle prospettive che si aprono. Nonostante tutte le perplessità evidenziate sul metodo antidemocratico utilizzato per definire il nuovo gruppo di gestione del M5S, considero positivo il cambiamento intervenuto.

Quel “tutti insieme”  del comunicato congiunto dei cinque parlamentari nominati, mi lascia sperare. Mi auguro si traduca in fatti in modo da ricomporre saggiamente le varie anime in un nuovo progetto comune che superi gli errori fin qui commessi di strategia e comunicazione, riporti chiarezza, ripristini il dialogo effettivo con la base attraverso nuovi strumenti per una effettiva democrazia diretta ancora mancanti e canale permanente ed unitario di dialogo con la base del M5S.

Solo così sarà possibile completare con l’aiuto dell’intelligenza collettiva un programma organico alternativo che affronti i nodi di fondo della crisi, che consenta di elaborare insieme strategie vincenti, sia politiche che di comunicazione, per rilanciare la nostra azione e soprattutto evitare la formazione di una oligarchia e la trasformazione in partito.

Con tutti questi rischi e criticità,  operativamente,  può iniziare una fase nuova, partendo da:

- una discussione allargata di chiarimento con gli iscritti, sulla linea politica
- una definizione dei vari ruoli, in base alle abilità e competenze, del gruppo delegato di gestione (ad es. io  vedrei bene Di Battista, il più carismatico a livello di comunicazione, come  portavoce in tv e nei comizi e Di Maio come punto di riferimento della strategia ed azione in parlamento)
- una riorganizzazione unitaria ed inclusiva anche di altri parlamentari o soggetti (vedi Pizzarotti ecc.) che rappresentano una visione diversa
- in attesa di un nuovo sito nazionale, autonomo da quello di Grillo, dotato di forum decente di discussione e piattaforma di proposta e voto nazionale per la base, occorre preparare un congresso sul territorio ma, soprattutto, creare subito, in parallelo, un UNICA pagina di riferimento per tutti su Facebook dove gli iscritti possano dare il loro apporto e contributo di idee in modo non dispersivo e dialogare col gruppo gestione almeno sulle scelte più importanti

- occorre costruire anche uno strumento rapido di consultazione che però non si limiti ad un si o no di decisioni già prese, ma consenta un vero dibattito e proposte alternative da parte della base; Democrazia vera dal basso è il punto chiave !

A medio termine serve ovviamente un progetto più organico per una democrazia liquida organizzata. Gli strumenti, vedi ad es. Parelon, ci sono  basterebbe organizzarli e utilizzarli al meglio.

Mi auguro che il nuovo corso si apra finalmente a questa prospettiva che resta decisiva per il futuro del M5S e del Paese.

Come funziona una vera Democrazia

Dictionary Series - Politics: democracy

Spesso ci si riempie la bocca di nobili ideali, tra cui quello di realizzare una democrazia dal basso. In realtà poi, all’atto pratico, molti ne ignorano perfino i principi di base, oppure se li dimenticano causando in tal modo il fallimento di tanti progetti, anzi contribuendo a creare l’esatto opposto di una vera democrazia diretta. Lo abbiamo visto con la democrazia con delega italiana entrata in crisi, ma anche in tentativi di chi come i padri fondatori del m5s avevano fatto della democrazia dal basso la loro bandiera.

Sia pure sinteticamente, credo sia utile perciò ricordare alcune nozioni di base.

Come è noto, il significato etimologico di democrazia viene da Démos: popolo e cràtos potere, dunque: “governo del popolo”. In una reale democrazia perciò il potere dovrebbe essere sempre nelle mani dei cittadini che direttamente o indirettamente, tramite ad es., una delega a dei rappresentanti eletti, lo esercitano in un determinato contesto sia esso un luogo reale (comune regione nazione), o virtuale: forum o piattaforma liquida.

Nell’antica Atene non solo ci fu la democrazia, ma si sperimentarono forme di reale democrazia diretta. Ciò fu possibile solo perché dei saggi (oggi si direbbe competenti) legislatori come Clistene, ne crearono prima i presupposti. Elaborarono un progetto definendone struttura, vari organismi di controllo e le regole. Seppero in sostanza organizzarla fin dagli inizi prevedendone i possibili rischi ed adottando contromisure.

La democrazia delegata è oggi in crisi in quanto i rappresentanti delegati dal popolo (in quanto presunti competenti in materia) anziché rappresentarne davvero i bisogni, hanno finito col perseguire i propri, trasformandosi in caste o oligarchie di potere, spesso oltretutto senza essere neppure competenti.

Questa separazione tra base e vertici sta purtroppo per avvenire anche nel m5s dal momento in cui i parlamentari portavoce anziché consultare la base e far decidere ad essa finiscono col decidere dall’alto, magari seguendo anche le direttive dei due fondatori che purtroppo detengono il marchio del movimento. Lo stesso processo accade in piccolo anche su vari forum o piattaforme liquide dove si ricade nello stesso vizio devastante. Questo meccanismo perverso (formazione di oligarchie interne) è il nemico peggiore di ogni reale democrazia delegata, diretta o liquida.

D’altra parte la democrazia liquida prevede un mix ben calibrato tra democrazia diretta, delegata e partecipata.

Come realizzarla dunque in modo che funzioni davvero? La risposta è semplice seguendo l’esempio greco. Organizzandola e strutturandola bene fin dall’inizio, avvalendosi di un gruppo iniziale di persone competenti in materia, costruendo prima una struttura adeguata, regole precise ed una organizzazione studiata al fine di prevenire ed eliminare i rischi di oligarchie o peggio di regimi di un capopopolo.

Ma anche con questi accorgimenti va sempre tenuto presente che la democrazia è un processo lungo e faticoso da praticare. Richiede l’impegno di tutti i cittadini e non la loro inerzia, pigrizia e passività.

Ogni testa pensa in modo diverso, dunque in caso di controversie inevitabili tutto il processo democratico, per evitare sterili polemiche e contrapposizioni, va gestito e controllato dal basso attraverso UN VOTO e delle regole precise COMUNI che garantiscano sempre il potere alla base e la gestione collegiale di tutte le decisioni tramite appunto un voto finale consapevole.

La regola base dovrebbe essere che, per ogni divergenza di opinioni, si decida sempre tramite un voto  a maggioranza. Ma perchè il voto sia informato e consapevole occorre che chi lo esercita, conosca, e dunque abbia seguito bene, compreso e partecipato alle discussioni relative. Senza questi presupposti ogni tentativo di costruire una reale democrazia, sia in una comunità locale o nazionale, sia su un forum o una piattaforma, sono destinati ad essere problematici o a fallire.

Tradotto in pratica questo significa che, ad es., una democrazia vera in rete dovrebbe basarsi su:

- un dominio o amministrazione collegiale costituito da un gruppo delegato di tecnici competenti e gruppo di controllo di garanti eletti dalla base

- una definizione comune degli obiettivi

- trasparenza e chiarezza delle informazioni

- sicurezza tramite sistemi di seria certificazione a monte per evitare, manipolazioni, intrusioni, doppie iscrizioni, alterazioni del voto ecc.

- regolamento preciso e statuto costruito e votato dalla base

- principi democratici di garanzia: elettività temporaneità (rotazione) collegialità di ogni carica o  delega

- voto palese, motivato consapevole e partecipato

Tutto il resto poco ha a che vedere con un serio processo democratico e questo vale a maggior ragione in quel che vediamo sta accadendo nelle istituzioni parlamentari Italiane ed Europee dove tutto è deciso dall’alto dai gruppi dei poteri forti.