Fenomeno migratorio: cui prodest

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Oscar Wilde scrisse che non esistono domande indiscrete, ma soltanto risposte indiscrete. Quindi è lecito domandarsi, magari in forma di ipotesi, chi sostiene l’immigrazione per ragioni d’utilità, ricoprendole con il velo merlettato della filantropia.

Nei mezzi di comunicazione italiani è assente un dibattito rilassato e ragionevole sul fenomeno, in quanto si tende a confondere determinate categorie, quali quella di profugo e clandestino, per concedere all’opinione pubblica chiavi interpretative semplificate alle quali aderire senza particolari sforzi cognitivi. Se agli occhi della sinistra tutti i migranti sono profughi che scappano dalla guerra e dalla fame, a destra tutti gli immigrati sono clandestini che approfittano della nostra ottusa benevolenza per sbarcare il lunario. Eppure, su un punto i due fronti si ritrovano d’accordo: a beneficiare dell’immigrazione sono prima di tutto gli stessi immigrati. Questa ovvietà, in quanto tale, non è esaustiva, poiché finisce per avallare l’impalcatura delle giustificazioni umanitarie, e pertanto, chiunque sostenga la politica dei respingimenti subisce l’accusa di essere inumano, il termine più in voga in realtà è razzista, dal momento che si oppone al benessere di un altro uomo. A volte, però, l’idea del bene partorita dall’astrazione, alla resa dei conti con la realtà, rischia di cadere nella contraddizione secondo la quale, per fare del bene a tutti, è necessario fare del male a qualcuno. Una concezione così malsana del bene si è palesata nella storia innumerevoli volte, tuttavia sembra che qualcuno non ne riconosca i tratti del volto, semplicemente perché essa ha cambiato veste. Ma allora sorge la seguente domanda: perché questa idea del bene è il perno di qualunque discorso pro-immigrazione? Semplicemente perché è la più spendibile agli occhi dell’opinione pubblica. Affermare che si trae dell’utile da un’azione morale, di natura diversa rispetto alla soddisfazione psicologica derivante dall’atto di aiutare qualcuno, equivale ad una confessione del proprio abietto egoismo, in quanto gli altri diventano un mero strumento per il conseguimento del proprio bene materiale. Si passa dall’essere disinteressato all’essere interessato. In questa cornice si possono individuare nello schieramento immigrazionista tre gruppi, i quali rappresentano tre ordini di interessi: economico, politico, geopolitico.

Li esporrò di seguito sinteticamente.

Interesse economico

Il partito comunista russo è tra i più strenui oppositori dell’immigrazione all’interno della Federazione. Il motivo? Hanno letto Marx. L’Unione Europea non offre la possibilità di svalutare la propria moneta nazionale per risultare più competitivi, l’alternativa è la riduzione dei salari. L’incremento della forza lavoro disponibile ad accettare livelli remunerativi più bassi costituisce, insieme alla deregolamentazione del mercato del lavoro, uno strumento efficace per questo scopo. L’immigrazione, a fronte di livelli di disoccupazione elevati e costanti, permette di mantenere basso il costo del lavoro sia nel breve che nel medio periodo, favorendo la competitività delle aziende italiane sul mercato internazionale. I capitalisti italiani possono mantenere in questo modo invariati i profitti e accumulare risparmi per gli investimenti. Non deve destare stupore il fatto che qualche noto esponente del mondo finanziario ed industriale italiano esprima sentimenti da buon samaritano e che, di fronte alla scelta morale di aiutare italiani in difficoltà o aumentare la spesa pubblica per il salvataggio e l’accoglienza degli immigrati, si dimostri a favore delle seconda soluzione. L’export rappresenta la salvezza dell’industria italiana, come dimostrato dalla crisi sofferta dalle aziende italiane orientate al mercato domestico. In questo senso, il loro obiettivo è mantenere la produzione in Italia per ragioni di prestigio, riducendo il costo del lavoro, poiché sul versante fiscale la situazione rimane inalterabile a causa di una finanza pubblica in difficoltà.

Non fermare il flusso ed assumere immigrati, sia come operai che come braccianti agricoli, rientra nell’interesse del capitalismo italiano, poiché la manodopera di riserva, a cui poter attingere senza alterare le condizioni di impiego, deve rimanere disponibile.

Interesse politico

La gestione dei centri di accoglienza è il più grande affare su cui i partiti politici di governo si sono avventati. Non si può affermare con indiscutibile certezza che già Letta ed Alfano, varando l’operazione Mare Nostrum, avessero intuito la portata dei proventi derivanti dagli affidamenti nella gestione dei centri. Tuttavia, il mercato dei centri di accoglienza pare che non rispetti le più elementari regole della concorrenza. Difatti, sussiste una forma di oligopolio costituito da cooperative d’ispirazione progressista e cattolica. Non si fa difetto, quindi, nell’assumere come verosimile l’esistenza di un cartello di partiti e società cooperative, che traggono un indiscutibile vantaggio economico dal fenomeno migratorio. Come dimostrato nel caso di Mafia Capitale o del Centro di Accoglienza di Mineo, il flusso di denaro proveniente dalle casse pubbliche viene in parte impiegato per il finanziamento dell’attività politica, tramite la creazione di centri di consenso formati sulla base dell’assunzione di personale, e come fonte di reddito integrativo per funzionari pubblici ed esponenti politici. In quest’ottica, la gestione dell’immigrazione permette una sintesi delle forme di corruttela conosciute nella prima e nella seconda repubblica. Se da un lato, l’attività politica viene sostenuta con la creazione di bacini elettorali legati al partito politico di riferimento della cooperativa che gestisce il centro, dall’altro, anche singole personalità possono ricavare un utile considerevole dal fenomeno.

Tutta la prosopopea sull’Europa, sull’Onu e sul diritto internazionale, cela in realtà l’assenza di volontà politica nell’arrestare il flusso migratorio, in quanto dietro di esso è nato un business che “rende più della droga”. I partiti al governo continueranno a rimandare la soluzione del problema, semplicemente perché non hanno alcuna intenzione di farlo, potendosi nascondere dietro le argomentazioni umanitarie, che riempiono il cuore di bontà a chi le ascolta e il portafoglio a chi le espone.

Interesse geopolitico

Partiamo da un assunto d’origine popolare: chi è sazio non può capire l’affamato. Dalla stessa condizione la visione delle cose risulta simile, la vicinanza più fattibile, l’utilizzo della persuasione meno necessaria. Le alleanze politiche in campo internazionale trovano ragion d’essere tra le forze che si ritrovano ad affrontare problemi analoghi. Gli Stati Uniti, fallito il tentativo di esportazione forzata del modello democratico-capitalistico dopo la vittoria nella guerra fredda, hanno la necessità di rinsaldare i legami, di proiettarli nello scenario delle sfide del terzo millennio. L’Unione Europea diventa lo spazio geopolitico sul quale impegnarsi per plasmare un continente che condivida non solo la stessa visione del mondo, ma anche le stesse dinamiche interne. Gli Usa, infatti, agiscono su due livelli: sul piano economico, per varare un accordo commerciale, il TTIP, che consacri il trionfo delle multinazionali nel blocco atlantico e obblighi alla deregolamentazione della produzione in Europa, e sul piano sociale, per un’alleanza che si basi sugli stessi valori e sullo stesso di modello di società multietnica. In questo senso, le ondate migratorie sono destinate a creare nel continente europeo una copia della società americana. L’alleanza atlantica si trasfigura, di conseguenza, in una concordanza di vedute sia in politica interna, che in politica estera.

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Educazione e Civiltà

Italia-Giappone

Oggi “Renzie” all’evento organizzato dal giornale del suo partito (Repubblica) ha dichiarato

“Correggeremo gli errori sulla scuola”

Confesso di non aver letto il Disegno di Legge completo, e non so dirvi se sia o no una buona riforma e quali siano questi errori che hanno fatto incazzare mezza Italia, certo da quello che leggo in giro per la rete, cercando brevi riassunti ed estratti, sembra ci siano ragionevoli proposte e buone intenzioni.. ma.. il fatto è che manca sempre qualcosa di importante, in questa e in tutte le riforme scolastiche di questi anni.

Il problema fondamentale, oggi, e nessuno sembra capirlo, è un errata concezione di quello che la scuola dovrebbe essere (o ritornare ad essere) prima di tutto.

Una Nazione sono convinto infatti che per assicurarsi un futuro debba formare e disciplinare assolutamente le nuove generazioni.

Oggi la situazione è tragica, e non credo di esagerare. Branchi (sì uso il termine apposta perchè più simili ad animali che ad esseri umani) di ragazzi e ragazzini dai 14 ai 18 circa che si divertono a intimidire, vandalizzare, provocare, aggredire, fare casino senza nessun rispetto per il prossimo. Io non dico che si debba ritornare a plasmare le giovani menti fino al lavaggio del cervello come nel periodo Fascista, ma questa situazione non può continuare ad essere tollerabile. I ragazzi vengono lasciati allo stato brado, non si pensa altro che ad infilare nella loro testa sterili e inutili nozioni.. possibile che il ruolo della scuola si sia ridotto a questo ? Altro quindi che la buona scuola di Renzi.. qui ci vorrebbe una rivoluzione per un ritorno alle origini, di quando prima di tutto si pensava a “costruire” la persona, alla disciplina come elemento essenziale al fine educativo, e gli insegnanti erano rispettati e valorizzati.

Come ottenere tutto questo ? Alcune mie proposte:

  1. La scuola deve proporsi come luogo centrale della vita di un ragazzo, di conseguenza continuare dopo i normali orari di lezione con attività disciplinanti ed educative. Sport, pulizia dei locali della scuola affidata agli studenti, corsi di approfondimento a scelta, biblioteca interna per poter espletare i compiti lasciati dagli insegnanti. Sopratutto con i ragazzi più difficili, che sono stati cresciuti in famiglie difficili, in cui le figure genitoriali di riferimento non sono in grado di formare ed educare positivamente perchè magari a loro volta provenienti da famiglie problematiche, occorre spezzare la catena, tenendo questi ragazzi lontani il più a lungo possibile da esse e da situazioni e comportamenti dannosi per la loro crescita.
  2. Servizio Civile Nazionale obbligatorio, da espletare ogni anno per due dei tre mesi di vacanze estive.
  3. Corso di educazione civica obbligatorio, che concorra come altre materie alla valutazione finale dello studente a fine anno scolastico.
  4. Controllo delle presenze informatizzato, in modo che i genitori possano controllare se il figlio sia a scuola o meno.
  5. Controllo del rendimento scolastico informatizzato, in modo che sia possibile per i genitori verificarne il positivo andamento in ogni istante, e intervenire tempestivamente in caso contrario.
  6. Ultimo ma fondamentale. Il voto in condotta. Esiste ancora oggi ma non è usato come si dovrebbe, deve ritornare ad essere centrale nella valutazione scolatisca di rendimento. Allo studente non si deve più far passare senza conseguenze nessuna forma di abuso della pazienza e della dignità degli insegnanti o dei propri compagni (bullismo).
  7. Introdurre assistenza e consulenza psicologica gratuita per i ragazzi e gli insegnanti che ne avessero bisogno.
  8. Rigorosità educativa ma che sia premiata in varie forme, attraverso borse di studio, viaggi, ruoli di responsabilità all’interno della scuola.

Per finire, in tutto questo naturalmente il ruolo fondamentale ce l’hanno gli insegnanti. In Giappone, uno dei Paesi più civili del mondo, gli unici cittadini non obbligati ad inchinarsi davanti all’imperatore si dice siano proprio loro. Certo, il sistema scolastico lì è molto rigido, ma non per niente i Giapponesi sono famosi per essere un popolo estremamente rispettoso, educato e con forti valori. Premiarne quindi il lavoro allineando il loro trattamento economico agli standard Europei è fondamentale, con l’aggiunta dell’utilizzo di bonus e incentivi per l’impegno e la bravura di ognuno.

Spero che il M5S trovi il tempo per affrontare questa tematica valutando le idee fin qui proposte perchè le ritengo fondamentali per ritornare a vivere in futuro in un Paese civile, di cui si possa andare fieri nel Mondo.

 

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L’Elefante nella Cristalleria

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Sicuramente è un problema ampio e complesso, che presenta mille confini tra il bianco e il nero ma.. datemi pure dell’insensibile, dell’ignorante, dell’egoista, al limite anche del leghista, io però mi sono veramente stancato di tutta questa massa di “migranti” che si crede legittimata ad invaderci violando i confini Europei e in particolar modo quelli Nazionali, e vorrei che si facesse seriamente qualcosa prima che la situazione precipiti e che bassi istinti e ideologie estremiste prendano il sopravvento: Lo so, già qualcuno starà pensando: “Ecco un altro fan di Salvini influenzato dai media di regime”.. no, assolutamente NO. Sono consapevole che l’Italia ha molti problemi e che quello dell’immigrazione è spesso stato usato e sbattuto in prima pagina sui giornali come spauracchio per manipolare il consenso e spostare voti, per distrarre l’attenzione sulle ruberie e malaffari della politica, ma non voler riconoscere un problema che ha creato, sta creando e creerà sempre di più sacche di razzismo e tensioni sociali è pericoloso. Lo so benissimo, quello dell’immigrazione è indubbiamente un problema che andrebbe analizzato nelle sue radici storiche e geopolitiche.. molti scappano da povertà, miseria e guerra, e hanno anche il famoso “diritto d’asilo”.. ma.. riflettete, possiamo mai farci carico del destino di tutta l’umanità ? che facciamo ? li accogliamo tutti ? ma allora sarebbe molto più sensato e onesto intellettualmente inviare delle navi cargo per farli venire qui in massa e in tutta sicurezza, invece che lasciarli morire e affogare in mare, no ? perchè è come dire a tutti questi poveri disgraziati che se riescono a sopravvivere a questa roulette russa della speranza e ad arrivare qui poi possono starci senza che nessuno gli dica nulla. A dir poco folle ! E considerato che i conflitti, le guerre, la povertà, nei paesi del terzo mondo dove queste persone vivono sono una costante da sempre è improbabile che la situazione migliori, anzi ! E quindi ? Saremmo obbligati moralmente ad accogliere milioni di persone ? Follia, lo ribadisco. Ed ecco un altra mia modesta osservazione: possono queste persone, questi popoli, pretendere di avere quello che noi Europei abbiamo conquistato in secoli di dedizione in termini di benessere e progresso, senza sudarselo a loro volta ? Sì, certo, c’è stato il Colonialismo, abbiamo invaso le loro terre in passato. Sì, certo, li abbiamo anche usati come schiavi. Mai scelta fu più scellerata. E se ci chiedessero dei danni da pagare sarei il primo a spingere perchè questi venissero quantificati e risarciti. Avevano un loro stile di vita, spesso a contatto e in equilibrio con la natura, le loro tradizioni. Cose nobilissime. Adesso invece associano il benessere e il progresso con il modo di vivere occidentale, e quel loro modo di vivere passato alla povertà, e piuttosto che sudare per costruire anche loro qualcosa di migliore, magari chiedendo il nostro aiuto (che sarei ben lieto gli venisse dato) preferiscono invaderci. Scusate ma lo ribadisco, è un comportamento a dir poco.. discutibile. La responsabilità purtroppo è in gran parte nostra, non avendo mai usato il pugno duro verso questa violenza, con i respingimenti forzati. Si sarebbero potute salvare migliaia di vite, perchè imponendo il messaggio che nessuno sarebbe potuto rimanere a nessuna condizione neanche ci avrebbero provato ad attraversare un deserto per imbarcarsi su un barcone per una traversata in mare a rischio della vita. Ma anche volendo porre il caso di aprire le frontiere (che già sono un colabrodo), cosa risolveremmo a farli restare qui ? non abbiamo nessuna capacità di assisterli, e ci sono già milioni di Italiani sotto la soglia di povertà di cui sarebbe già un dovere occuparsi. L’immigrazione e il mito dell’integrazione sono il modo migliore che ha un popolo per suicidarsi, praticamente è come fare entrare un elefante in una cristalleria, una cristalleria fatta di storia, tradizioni, cultura, usanze, delicati equilibri sociali ed economici. E’ follia allo stato puro ed è un problema pericoloso da ignorare, perchè ribadisco, può portare ad estremismi, anche di natura politica, mettendo a repentaglio la nostra democrazia in favore di qualcosa di più autoritario e meno tollerante. Siamo davvero disposti a giocarci tutto, a correre il rischio ? Non mi ridurrò a votare Lega ma spero che anche a Sinistra ci sia dia una bella svegliata su questo tema, e che non sia solo il Movimento 5 Stelle a darci un alternativa.

L’Elefante nella Cristalleria 2.50/5 (50.00%) 4 votes

M5S al bivio della Storia

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In questi giorni, il M5S è giunto rapidamente alla fase più critica della sua storia. Il rischio, a fronte di nuovi errori, è quello di una scissione o implosione.

Con tutto il rispetto di quel che ha fatto il padre storico del M5S,  occorre prendere realisticamente atto che i Grillo non era più ormai una risorsa ma un problema per il M5S. Troppi errori di strategia politica, di organizzazione, di comunicazione e gestione dall’alto. Ultimo atto quello delle assurde espulsioni con processi sommari e pilotati, senza alcun contraddittorio.

Troppi errori di parlamentari talebani (che avrebbero dovuto essere solo dei nostri  portavoce) arroccati ed indisponibili ad un dialogo costruttivo e permanente con la base, altri concentrati solo su problemi secondari o su espulsioni fatte senza alcun rispetto per le stesse regole del non statuto oltre che dei principi elementari di democrazia. Altri ancora succubi silenti delle decisioni di Grillo e Casaleggio.

In tempi non sospetti scrissi che il male storico di tutti i movimenti è quello di implodere o per l’autoritarismo di un capo (ed è quello che sta accadendo) o per la frammentazione della base incapace di autogestirsi.

L’unico modo per evitarlo, tenendo insieme tutto il movimento, resta, a mio parere, quello di creare una vera democrazia dal basso con i relativi strumenti, ma in modo organizzato, con regole chiare e trasparenti condivise da tutti, con una gestione collettiva di una squadra di parlamentari democraticamente eletta dalla base.

Occorre prima fare un grande dibattito per trovare il modo unitario di uscirne ed un progetto.
Ma veniamo ad una analisi delle prospettive che si aprono. Nonostante tutte le perplessità evidenziate sul metodo antidemocratico utilizzato per definire il nuovo gruppo di gestione del M5S, considero positivo il cambiamento intervenuto.

Quel “tutti insieme”  del comunicato congiunto dei cinque parlamentari nominati, mi lascia sperare. Mi auguro si traduca in fatti in modo da ricomporre saggiamente le varie anime in un nuovo progetto comune che superi gli errori fin qui commessi di strategia e comunicazione, riporti chiarezza, ripristini il dialogo effettivo con la base attraverso nuovi strumenti per una effettiva democrazia diretta ancora mancanti e canale permanente ed unitario di dialogo con la base del M5S.

Solo così sarà possibile completare con l’aiuto dell’intelligenza collettiva un programma organico alternativo che affronti i nodi di fondo della crisi, che consenta di elaborare insieme strategie vincenti, sia politiche che di comunicazione, per rilanciare la nostra azione e soprattutto evitare la formazione di una oligarchia e la trasformazione in partito.

Con tutti questi rischi e criticità,  operativamente,  può iniziare una fase nuova, partendo da:

- una discussione allargata di chiarimento con gli iscritti, sulla linea politica
- una definizione dei vari ruoli, in base alle abilità e competenze, del gruppo delegato di gestione (ad es. io  vedrei bene Di Battista, il più carismatico a livello di comunicazione, come  portavoce in tv e nei comizi e Di Maio come punto di riferimento della strategia ed azione in parlamento)
- una riorganizzazione unitaria ed inclusiva anche di altri parlamentari o soggetti (vedi Pizzarotti ecc.) che rappresentano una visione diversa
- in attesa di un nuovo sito nazionale, autonomo da quello di Grillo, dotato di forum decente di discussione e piattaforma di proposta e voto nazionale per la base, occorre preparare un congresso sul territorio ma, soprattutto, creare subito, in parallelo, un UNICA pagina di riferimento per tutti su Facebook dove gli iscritti possano dare il loro apporto e contributo di idee in modo non dispersivo e dialogare col gruppo gestione almeno sulle scelte più importanti

- occorre costruire anche uno strumento rapido di consultazione che però non si limiti ad un si o no di decisioni già prese, ma consenta un vero dibattito e proposte alternative da parte della base; Democrazia vera dal basso è il punto chiave !

A medio termine serve ovviamente un progetto più organico per una democrazia liquida organizzata. Gli strumenti, vedi ad es. Parelon, ci sono  basterebbe organizzarli e utilizzarli al meglio.

Mi auguro che il nuovo corso si apra finalmente a questa prospettiva che resta decisiva per il futuro del M5S e del Paese.

M5S al bivio della Storia 2.50/5 (50.00%) 2 votes

Sulle Elezioni Regionali

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Leggo, incredulo, le dichiarazioni di Di Battista e di altri che parlano di vittoria del M5S alle regionali, in Emilia e Calabria, o altre analisi astratte sull’astensionismo e sul futuro roseo del M5S.

Stando ai numeri il M5S ha perso invece moltissimi consensi rispetto alle elezioni precedenti e rischia di farsi sorpassare dalla Lega come prima forza di “opposizione”.

Invece di fare una autocritica sana sugli errori di comunicazione, sulle carenze organizzative e democratiche reali interne, oltre che di strategia comunicativa, sugli effetti deleteri della Grillo-dipendenza, in sostanza alcuni parlamentari del M5S si avventurano in analisi sterili sulle astensioni ( che evidentemente riguardano anche il M5S e la sua incapacità di essere convincente). Quando una strategia è sbagliata, Grillo o non Grillo la si cambia e da Salvini si dovrebbe almeno imparare realisticamente che, non andare in tv non paga.

L’ impressione mia ed ormai di molti iscritti e militanti è che il M5S si sia incartato, che venga ormai equiparato agli altri partiti, che sia visto come inconcludente e poco incisivo da coloro che si aspettavano una grande azione di lotta e di cambiamento.. Certo molto dipende dalla cattiva informazione dei media , ma appunto per questo è un grave errore non andarci per demistificare le balle del sistema, come un errore non aver ancora formato una squadra di governo e non essere andati a vedere le carte di Renzi a suo tempo almeno su legge elettorale e riforme istituzionali. Soprattutto ultimamente c’è troppa distanza tra base e portavoce, mentre sui temi politici, i parlamentari a 5 stelle continuano a disperdersi su denunce minori invece di affrontare i veri nodi di fondo della crisi e su una riorganizzazione del M5S che consenta di dare nuova credibilità al Movimento attraverso :

– la formazione di una squadra di governo alternativa da proporre al Paese, una effettiva democrazia dal basso che permetta un dialogo costruttivo e di aiuto da parte della base:  se non riescono a creare un forum e piattaforma di proposta e voto seria, autonoma dal blog di Grillo, che creino almeno una pagina Facebook – parlamento, aperta agli iscritti del M5S, dove inviare le proposte e suggerimenti. E’ inammissibile che ancora non ci sia un unico luogo di riferimento per tutta la base ed i portavoce.

– un cambio radicale di strategia comunicativa tornando a fare controinformazione in tv mandandoci Di Battista e Di Maio.

– la costruzione con la base di un progetto e programma più completo ed organico nei vari settori socio-economici, attraverso l’intelligenza collettiva, per affrontare in modo organico tutte le problematiche chiave per l’Italia, fornendo ricette e soluzioni alternative, ad es.:

http://www.m5slab.it/forum/index.php?topic=163.0

Senza tutto questo continueremo a perdere voti e non approfittare del calo inevitabile e prevedibile del consenso a Renzi, quando anche gli ultimi italioti si renderanno conto del vuoto che c’è dietro i suoi spot.

Ho l’impressione che Grillo, sia ormai più un ostacolo che una risorsa e che faccia di tutto per non governare, forse sarebbe il caso di cominciare a prendere le distanze e camminare finalmente con le nostre gambe in modo organizzato sia in rete che sul territorio. Basta  soprattutto col marchio in mano a due sole persone che fa a pugni con ogni idea sana di democrazia.

Sulle Elezioni Regionali 2.00/5 (40.00%) 2 votes

Se tutti i media agiscono così?

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Per chi legge il blog di Beppe (http://www.beppegrillo.it/2014/11/passaparola_-_il_controllo_della_ue_sui_media_-_udo_ulfkotte.html), la domanda sorge spontanea: “se come affermato da più parti, tutti i media nessuno escluso, sono soggetti a pressioni più o meno esplicite, dalle varie lobbies finanziarie, politiche, corporations, apparati ecclesiastici, e chi più ne, ha più ne metta … allora noi di chi dovremmo fidarci? L’informazione libera è una delle tante utopie, come la DD, l’onestà, la pace tra i popoli, etc etc?

Il problema, come in matematica che richiede una risoluzione mediante calcoli che soddisfino alle condizioni specificate nell’enunciato, ed è di veramente difficile risoluzione. Seguìte il mio ragionamento … Se tutte le informazioni sono pilotate per qualche interesse da qualcuno al di sopra dei giornalisti, allora, non potrò fidarmi di nessun informazione o di nessun giornalista. E se non mi posso più fidare di nessun giornalista perchè nel bene o nel male è stipendiato da qualcuno, che a sua volta per stare sul mercato o prende finanziamenti pubblici come in Italia, o da un gruppo editoriale a cui parrebbe che dietro ci sia un partito politico od una lobby, allora non potrò avere mai una informazione libera, e scevra da ogni sospetto? Giusto? Ed allora dove posso attingere per avere una informazione indipendente, esente da controllo più o meno palese?

Dalla rete! E no, miei cari, perchè anche su internet ci potrebbero essere lobbies e giornalisti assoldati per indirizzarci come un branco di pecoroni verso i loro obiettivi … esistono isole felici?

Secondo alcuni “guru”, c’è una piccola possibilità … le persone comuni!!!
Come mi dirai? Un pinco pallino qualsiasi è più libero di giornalisti accreditati?!
Sì, e ti spiego il perchè brevemente. Poniamo che nel tuo paese, città, l’assessore alla sanità Tizio Caio sia sospettato di collusione con i fornitori dell’ospedale della tua città, per rifornire il tuo nosocomio di garze e siringhe scadenti,ed ad un prezzo sensibilmente maggiore di quanto effettivamente valga la merce. Dunque, i “colleghi” di partito inizieranno a tempestarti di attestati di “completa solidarietà e di assoluta certezza di un errore giudiziario o accanimento della magistratura perchè “pappa e ciccia” con la parte politica avversa”.
I suoi avversari politici affermeranno invece, che è tutto vero e rincareranno la dose con altre accuse e sospetti … e via discorrendo … ma a te che sei di una altra città, e che non hai contezza della reale situazione, di chi ti fiderai?
Dell’assessore o dei suoi avversari? I giornalisti si divideranno in colpevolisti ed innocentisti … e tu?
Ma se ogni cittadino “normale”, dice la sua su internet, le cose cambierebbero, perchè su internet si viene sbugiardati in pochi minuti, e gli altri “cittadini giornalisti per caso” porteranno altre informazioni sul caso e si sà, che se tanto mi da tanto … facendo la tara dei “Cittadini che potrebbero avere ineteressi”, perchè “affiliati” a questo o quel partito, vedrete che la massa farà trionfare la verità. non ci credete??? Volete un esempio?

I blog liberi come il nostro (M5S, M5Slab, etc etc) annientano in pochi minuti i “falsari” dell’informazione che siano professionisti o meno. Qualcuno potrebbe contestare questa affermazione, dicendo che dietro al blog di Beppe c’è la fantomatica organizzazione di Casaleggio … d’accordo, e con questo? A voi qualcuno nel bolg vi ha mai censurato un commento (se lecito e non sia contrario alle legge of course)???

A me no! E se mi guardo alle spalle, non vedo nessun emissario di servizietti segreti o lobbista! A parte lo schienale della mia poltrona dietro alle mie spalle non c’è proprio niente. E così credo di voi! E come si dice in Francia: “à la prochaine fois”.

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Discorso all’Europa di Beppe

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Avete visto il video del suo discorso, davanti al Parlamento Europeo? Sono 36 minuti, ma spesi bene!
Spero di fare una sintesi corretta. L’Europa è governata da banchieri che senza alcun rimorso o remore, ci schiacciano economicamente e politicamente. Chi tira le fila? La capofila è la Germania, con alle spalle lobbies finanziarie ed industriali. Chi hanno messo a capo della commissione europea? Juncker. Chi è costui? L’ex premier del Lussemburgo (paradiso fiscale) … e lui viene a dirci che dobbiamo tirare la cinghia?!?! Inoltre, il parlamento europeo è una macchina mangiasoldi … si chiedono sacrifici, mentre loro spendono e spandono allegramente … ecco perchè i parlamentari temono i pentastellati … loro dicono tutto senza paura delle conseguenze … da quando siamo nell’euro tutti i parametri sono peggiorati … noi siamo gli unici ad avere milioni disoccupati, ma non il reddito di cittadinanza …
Beppe si dice fiero di essere contro tutto il sistema, contro l’euro, non l’Europa … persino gli economisti i nobel, ci dicono in privato che dobbiamo uscire dall’euro il più presto possibile, altro che! Un disoccupato costa 10 mln l’anno “socialmente”, e noi, non ce li possiamo permettere. La gente è disperata … i vari occupy, indignatos, M5S, spingono per salvare e rinnovare la società, mentre il potere è difeso solo dalla polizia … ma senza di noi chi avanzerebbe in Europa? I nazzisti, gli alba dorata! …
I nostri parlamentari sono elogiati dagli altri parlamentari perchè loro fanno anche le ore piccole per capire le cose … la mafia è in Germania, in Europa, agisce in Borsa, è nell’economia. Mentre voi di cosa vi preoccupate? Di cambiare le regole in corsa!!! C’era da nominare un vicepresidente per una commissione e voi cosa avete fatto? Avete cambiato le regole in corsa, perchè sarebbe toccato ad uno del nostro gruppo parlamentare!!! Noi siamo europeisti veri, ma proprio per questo che dobbiamo rifondare l’Europa … Non fidatevi della stampa, perchè manipola la informazione! Siate giornalisti voi stessi!

*** Mentre alcuni giornalisti europei ponevano domande a Beppe, un italiano lo contesta duramente e fuori luogo … Beppe reagisce e dice che “siete voi della stampa che siete più responsabili dei politici … e meno male che i vostri giornali stanno chiudendo e che non prenderanno più i contributi pubblici … quando sarete degli organi di stampa libera, io risponderò alle vostre domande”

Volete scommettere che articoli usciranno su questo discorso? Verrà riportato solo l’acceso botta e risposta con il giornalista, che altre fonti di stampa riferiscono, che parrebbe non estraneo al Pd … diranno che Beppe era d’accordo con i nostri alleati delo Ukip, per ricevere quei complimenti ( a mio parere sinceri) e …

e di tutti i 36 minuti e delle verità che gli ha “vomitato” addosso? Nessuna traccia … vogliamo scommettere?

Discorso all’Europa di Beppe 3.00/5 (60.00%) 1 vote

Domandare è lecito, rispondere è cortesia

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Pur non condividendone le modalità (cosa ormai detta e stradetta da tutti, persino dagli stessi attivisti di occupypalco), ritengo debba essere un segnale di massima trasparenza, qualità che ci contraddistingue (o dovrebbe contraddistinguere) dai vecchi partiti, rispondere nel merito delle legittime richieste di spiegazioni. Perché se domandare è lecito, rispondere è cortesia.

Credo anche che abbia creato un maggiore danno mediatico l’espulsione dei quattro attivisti piuttosto che la loro “bravata” a Italia 5 Stelle.

Vorrei cercare di far notare inoltre come ci siano critiche e critiche:

  • critiche distruttive che portano solo danni, distruggendo per l’appunto quanto di buono è stato fatto, al posto che affrontare i problemi e cercarne le soluzioni
  • critiche costruttive che possono aiutare il MoVimento, del resto senza nessuna critica, come pensiamo di poterci migliorare? O crediamo di essere perfetti già così?? E come dice occupyalco: “noi stiamo ponendo domande per migliorare il Movimento non per distruggerlo.”

Le domande che sono state poste da occupypalco (che cito testualmente da Italia 5 Stelle) sono le seguenti:

Votazioni online

  • “come si fa a sapere che il voto sia stato acquisito?”
  • “Come mai non riusciamo ad avere un controllo dei voti?”
  • “Come mai non c’è la possibilità di riconteggiare i voti?

Staff

  • “tutti quanti ci interfacciamo con questo staff ma nessuno lo conosce, qual è lo staff di Milano?”
  • “Qual è l’organigramma del MoVimento 5 Stelle con tutte le deleghe ed i ruoli decisionali che sono stati dati?”

Casaleggio, sempre ad Italia 5 Stelle, ha risposto così: “Alcuni ci chiedono dei controlli sul voto, ci chiedono dei controlli sullo sviluppo, daremo questi controlli esterni sul voto e sullo sviluppo così poi, scusate, a questo punto non ci saranno più ombre sull’operato del MoVimento.”

Non avendo ancora ricevuto risposte esaustive dai “vertici” M5S, occupypalco ha provato ad avvicinarsi ai portavoce, per porgli alcune questioni.. (video qui http://www.youtube.com/watch?v=LJRd3XwZyYM del 3/11/2014)

Fabio Massimo Castaldo, portavoce al Parlamento Europeo, evita di rispondere nel merito delle domande perché dice “stiamo un attimo un po’ inguaiati che dobbiamo andà a prende il treno”, però il tempo di dire che hanno sbagliato le modalità lo trova. Per più di 3 minuti d’intervista. Ed alla domanda: “chi ci deve rispondere?” Castaldo risponde così: “parlarne con i portavoce nazionali?”. Ecco quindi le risposte di 2 portavoce nazionali:

Alessandro Di Battista: “guarda una volta scrivimi e ti rispondo perché purtroppo c’ho il treno che me parte”. Poi si arriva per un momento a parlare di Reggio Calabria ma non si risponde nel merito ad occupypalco. Vade Retro.

Luigi Di Maio: “ritieni giusto rispondere alle domande che ti sono state mandate da occupypalco?” risposta: “mai ricevute, mandatemele per mail, adesso devo scappare, sul non statuto trovate tutte le risposte”. (?) In reatà un vero statuto c’è: http://www.genovaweb.org/STATUTO-M5S.pdf E ancora: “qual è il luogo dove confrontarci?” risposta: “non lo so quale può essere questo luogo, organizziamoci”. Ecco magari cominciando a migliorare proprio il nostro portale?

Domandare è lecito, rispondere è cortesia 5.00/5 (100.00%) 2 votes

Abbasso il Re! Abdicherà?

Napolitano_1111

Tanti anni fa, i Re divenivano tali non per voto ma per discendenza. In Italia, ora, abbiamo formalmente una Repubblica, ma molti ritengono che in pratica, parrebbe assomigliare più ad una sorta di Duarchia moderna che ad una Repubblica vera e propria.
Provate ad immaginare:  sostituite il vecchio Re con un Presidente della Repubblica; ed il primo ministro, con il Presidente del Consiglio … et voilà et  rien ne va plus, le jeux son faits!
Il Pres. della Repubblica chi lo elegge?
Il Pres. del Consiglio chi lo elegge?
I parlamentari chi li elegge?
Il popolo direte voi, siamo in una repubblica! Ed invece vi dimostro che non è così automatico … sarò breve … ;-)
In Italia il presidente della repubblica è eletto dal parlamento in seduta comune, cioè da Senato e Camera riuniti. All’elezione partecipano anche i 58 delegati eletti dai consigli regionali.
Chi elegge i delegati regionali?
I delegati regionali  o grandi elettori, devono essere scelti in modo da escludere il rischio che anche le minoranze non siano rispettate.  Di solito è consuetudine che i consigli regionali scelgano uno dei tre delegati tra i banchi dell’opposizione, mentre gli altri due sono scelti tra le cariche principali degli organi regionali: il presidente della regione, il vicepresidente della giunta, il presidente del consiglio regionale o il capogruppo del partito di maggioranza. L’anno scorso, tra i 58 delegati regionali eletti non c’era nessun rappresentante del Movimento 5 stelle!!!
Chi decide chi saranno i grandi elettori?
Sono i consigli regionali riservano uno dei tre delegati all’opposizione, mentre gli altri due sono scelti tra le cariche principali degli organi politici regionali: la scelta cade di solito tra il presidente della regione, il vicepresidente della giunta, il presidente del consiglio regionale o il capogruppo del partito di maggioranza in consiglio. Il delegato della Valle d’Aosta è di solito il presidente della regione.
Chi è Pres. della Regione?
Chi solitamente era capolista alle votazioni regionali
Chi è capolista regionale?
Chi viene deciso dalle segreterie dei partiti …
Chi votate alla camera o Senato?
Chi le segreterie di partito  decidono  di mettere in lista (nazionali,regionali,provinciali, comunali)
Chi assieme ai Grandi Elettori vota per il P. della Repubblica?
Quando sono al completo, l’assemblea che elegge il presidente è composta da circa 1.007 persone: 630 deputati, 319 senatori (315 più i  senatori a vita Carlo Azeglio Ciampi,  Emilio Colombo e Mario Monti, etc etc …) e 58 delegati regionali.
Quindi??? A parte il M5S, quanti di questi avete votato “effettivamente” (messo una croce sul loro nome)? Quanti sono il risultato di accordi all’interno delle segreterie di partito???
Nessuno a parte quelli del M5S! Quanti del M5S hanno partecipato alla elezione del PdR? Ergo, la maggiorparte dei votanti alle prossime elezioni non sarà effettivamente derivato dal tuo significativo concorso …Quindi???
Rieleggeranno un esponente dell’Ancien Régime?

Ps: Scusate ma ho dovuto sintetizzare alquanto per essere leggibile, se ho commesso qualche inesatezza od errore, sono pronto a rettificare. Non sono un politico (menomale). ;-))

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Indeterminazione di un’ideologia

filosofia

Tranquilli, nessuno studio approfondito sul principio di indeterminazione di Heisenberg, al limite qualche piccolo richiamo. Mi accingo a discutere con voi il concetto di ideologia ed a cercare di capire se esiste un concetto puro, scevro da ogni dubbio. La mia NON è una pretesa di insegnamento, ma la volontà di apprendimento attraverso il dibattito. La tendenza che sempre auspico nei dibattiti è l’arricchimento dell’idea oggetto del disquisire e non la ricerca della ragione ad ogni costo, poiché, come vedremo, il concetto di ragione è completamente effimero ed in taluni casi privo di senso logico.

E qui vorrei invitare altri ad esprimere opinioni senza il timore di essere valutati, etichettati, e prezzati, poiché vi è una verità che oserei definire indubbia: non è importante stabilire da che parte è la ragione né il grado di preparazione di chi la sua ragione protesta, ma ottenere una ‘ragione ideale’ quanto più valida possibile che tenda all’universalità.

Occorre, allora, introdurre il concetto (non nuovo, non credo di inventare nulla) di incertezza, da intendersi non come mancanza totale di certezza, ma come circoscrizione del dubbio. Il principio di Heisenberg dice semplicemente che è impossibile stabilire contemporaneamente con precisione assoluta due parametri fondamentali per le particelle sub-atomiche, velocità e posizione in un dato istante, per via delle perturbazioni che la misura introdurrebbe, cosicché si potrà avere un’alta precisione sulla valutazione di un parametro a scapito della precisione dell’altro o viceversa. Semplice, ma con implicazioni sostanziali: leggi razionali non si adattano alla realtà perché imprecise. Assodato che l’incertezza (il dubbio) esiste, scientificamente provato, passiamo oltre.

Se è vero che il razionale non si adatta alla realtà è altrettanto vero che ciò avviene per carenza di dati da elaborare. Se, viceversa, fossimo in possesso della totalità dei dati che concorrono ad un fenomeno, la legge razionale che ne scaturirebbe sarebbe la rappresentazione fedelissima della realtà stessa (nell’800 si pensava di poter predire matematicamente il futuro e, quindi, di eliminare qualsiasi problema alla fonte). Dunque, sembra una via senza uscita: non abbiamo tutti i dati, saremo sempre nel dubbio. In parte è vero; possiamo però congetturare un dubbio che sia parte di sé stesso. Con questa affermazione intendo rispondere ad un primo quesito: dubitare del dubbio dovrebbe significare certezza? No, bensì crea un dubbio più grande poiché se il dubbio esiste non può esservi certezza, essendo la sua negazione.

Potrebbe, però, un dubbio contenerne altri, diciamo, di livello inferiore, non che siano più certi ma che abbiano un’oscillazione rispetto al ‘vero’ più piccola del dubbio primevo.

E’questo, secondo me, il grado di incertezza; esso può essere valutato piccolo, medio, grande, enorme etc. in dipendenza del contesto in cui opera o viene misurato.

Prendiamo ad esempio il nostro microcosmo del Forum e le sue idee.

Immaginiamolo come una stanza in cui tutti noi prendiamo posto in piedi. All’inizio siamo tutti nella stanza, tutti da una parte, infatti non siamo fuori della stanza. Tracciamo, ora, una linea da intendersi come una divisione intellettuale su un determinato argomento: una linea-idea. Ognuno si disporrà da una parte della linea, avremo due schieramenti che per la ragione della linea sono divisi, ma per quella più generale del Forum sono insieme. Il grado di certezza di stare da una parte è naturalmente legato al grado di libertà di movimento in una delle due regioni limitata dalla linea-idea.

Continuiamo a dividere la stanza in modo che la linea-idea diventi una rete. Ovvero, condizioniamo sempre più l’idea di cui si deve discutere, approfondendola, alla fine ci ritroveremo in una rete a maglie così fitte da impedirci il movimento. L’incertezza in quel momento sarà massima poiché l’oscillazione dal punto centrale della singola maglia (che rappresenta la certezza), sarà in grado di farci scavalcare una delle linee, quindi lo “stare da una parte” sarebbe sostituito dallo “stare da più parti” nonostante si oscilli attorno ad una certezza. Vi sarà, comunque, sempre una rete così stretta (un’idea così estrema) da isolare ognuno di noi nella propria maglia e, addirittura, in grado di rendere impossibile il posizionare i nostri piedi al suo interno, abbracciando, così, un certo numero di verità diverse tra loro.

Con questo voglio dire che vi sarà, per ciascun individuo, sempre un dubbio che può attestare con la sua esistenza l’impossibilità di stare totalmente o categoricamente da una parte: di essere solo comunisti, solo democratici, solo socialisti, solo liberisti ecc…

Ora, permettimi una digressione tornando all’oggetto della discussione che era provare l’esistenza dell’ideologia pura. Se la intendiamo rigida nel suo significato e cioè: invariabile nel tempo e nelle circostanze, ci si può senz’altro schierare da una parte dichiarandosi sostenitore di quell’ideologia. Se, invece, teniamo conto dell’impossibilità di collocarsi esattamente in un punto di certezza ideale per via della frammentazione dell’ideale stesso, rappresentata dalla sua intrinseca complessità, lo schierarsi da un lato non ha più significato poiché la realtà implica una notevole mole di dati di cui tener conto: una poliedrica diversità di cui non disporremo mai nella sua totalità. Dunque ognuno di noi sarà in parte democratico, in parte comunista, in parte socialista e via discorrendo, ognuno in modo soggettivo e diverso e non c’è un’ideologia che ha ragione sulle altre.

Comunque, la diversità non sempre implica contraddizione,

infatti, ritengo si possa congetturare l’esistenza di categorie di elementi che nella loro diversità concorrano allo stesso effetto quali cause inscindibili ed imprescindibili che, in tal senso, hanno anche lo stesso scopo. E’ questo, a mio avviso, il caso di una qualsiasi ideologia applicata alla realtà sociale.

L’ideologia pura esiste come astrazione, NON esiste in concreto e tanto meno come realizzazione di un impianto sociale, cosa che molti politici si rifiutano di ammettere.

Non si può generalizzare tracciando un unica linea di demarcazione pretendendo che ogni ‘user’ trovi collocazione al di qua o al di là di essa, ma solo immaginando una rete a maglie più o meno larghe potremo avere chiaro il concetto di utilizzo di questo mezzo ideologico applicato alla realtà.

E sarà, comunque, limitativo, sia per la mancanza della totalità dei dati da elaborare sia per la fluidità del cambiamento che, sostanzialmente, modifica non solo la rete suddetta, ma, cosa ben più importante, la logica e le leggi che regolano il nostro valutare la causa che spinge ognuno di noi a collocarvisi. In altre parole, anche se nel tempo non dovessero cambiare le motivazioni di un ideale potrebbero cambiare i nostri metodi per valutarle, quindi ne avremmo una rappresentazione diversa di volta in volta che tenteremo di concettualizzarlo.

Per concludere, dubito di tutto e cerco di spiegare tutto per restringere la mia oscillazione attorno alla certezza, quando non posso allargare le maglie della realtà. Se questo è impossibile e la costrizione ad allargare le maglie di questa rete (accettazione passiva di idee non condivise), che a volte diventa ossessiva, diviene necessità impellente, occorre mediare sui concetti che più uniscono la maggioranza delle persone appartenenti al MoVimento, accettando un’opinione prevalente per soddisfare le aspettative di tale maggioranza.

Tale situazione la intendo quale status della nostra psiche quando la mente conscia ha la certezza (meglio dire, il dubbio minimo) di aver fatto il possibile per limitare l’effetto del dubbio attraverso la conoscenza che porta all’unità d’intenti, poiché oltre i valori umani più alti ce n’è uno che li sovrasta e li contiene tutti: La Conoscenza.

Ma questa è un’altra storia…

 

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