Indeterminazione di un’ideologia

filosofia

Tranquilli, nessuno studio approfondito sul principio di indeterminazione di Heisenberg, al limite qualche piccolo richiamo. Mi accingo a discutere con voi il concetto di ideologia ed a cercare di capire se esiste un concetto puro, scevro da ogni dubbio. La mia NON è una pretesa di insegnamento, ma la volontà di apprendimento attraverso il dibattito. La tendenza che sempre auspico nei dibattiti è l’arricchimento dell’idea oggetto del disquisire e non la ricerca della ragione ad ogni costo, poiché, come vedremo, il concetto di ragione è completamente effimero ed in taluni casi privo di senso logico.

E qui vorrei invitare altri ad esprimere opinioni senza il timore di essere valutati, etichettati, e prezzati, poiché vi è una verità che oserei definire indubbia: non è importante stabilire da che parte è la ragione né il grado di preparazione di chi la sua ragione protesta, ma ottenere una ‘ragione ideale’ quanto più valida possibile che tenda all’universalità.

Occorre, allora, introdurre il concetto (non nuovo, non credo di inventare nulla) di incertezza, da intendersi non come mancanza totale di certezza, ma come circoscrizione del dubbio. Il principio di Heisenberg dice semplicemente che è impossibile stabilire contemporaneamente con precisione assoluta due parametri fondamentali per le particelle sub-atomiche, velocità e posizione in un dato istante, per via delle perturbazioni che la misura introdurrebbe, cosicché si potrà avere un’alta precisione sulla valutazione di un parametro a scapito della precisione dell’altro o viceversa. Semplice, ma con implicazioni sostanziali: leggi razionali non si adattano alla realtà perché imprecise. Assodato che l’incertezza (il dubbio) esiste, scientificamente provato, passiamo oltre.

Se è vero che il razionale non si adatta alla realtà è altrettanto vero che ciò avviene per carenza di dati da elaborare. Se, viceversa, fossimo in possesso della totalità dei dati che concorrono ad un fenomeno, la legge razionale che ne scaturirebbe sarebbe la rappresentazione fedelissima della realtà stessa (nell’800 si pensava di poter predire matematicamente il futuro e, quindi, di eliminare qualsiasi problema alla fonte). Dunque, sembra una via senza uscita: non abbiamo tutti i dati, saremo sempre nel dubbio. In parte è vero; possiamo però congetturare un dubbio che sia parte di sé stesso. Con questa affermazione intendo rispondere ad un primo quesito: dubitare del dubbio dovrebbe significare certezza? No, bensì crea un dubbio più grande poiché se il dubbio esiste non può esservi certezza, essendo la sua negazione.

Potrebbe, però, un dubbio contenerne altri, diciamo, di livello inferiore, non che siano più certi ma che abbiano un’oscillazione rispetto al ‘vero’ più piccola del dubbio primevo.

E’questo, secondo me, il grado di incertezza; esso può essere valutato piccolo, medio, grande, enorme etc. in dipendenza del contesto in cui opera o viene misurato.

Prendiamo ad esempio il nostro microcosmo del Forum e le sue idee.

Immaginiamolo come una stanza in cui tutti noi prendiamo posto in piedi. All’inizio siamo tutti nella stanza, tutti da una parte, infatti non siamo fuori della stanza. Tracciamo, ora, una linea da intendersi come una divisione intellettuale su un determinato argomento: una linea-idea. Ognuno si disporrà da una parte della linea, avremo due schieramenti che per la ragione della linea sono divisi, ma per quella più generale del Forum sono insieme. Il grado di certezza di stare da una parte è naturalmente legato al grado di libertà di movimento in una delle due regioni limitata dalla linea-idea.

Continuiamo a dividere la stanza in modo che la linea-idea diventi una rete. Ovvero, condizioniamo sempre più l’idea di cui si deve discutere, approfondendola, alla fine ci ritroveremo in una rete a maglie così fitte da impedirci il movimento. L’incertezza in quel momento sarà massima poiché l’oscillazione dal punto centrale della singola maglia (che rappresenta la certezza), sarà in grado di farci scavalcare una delle linee, quindi lo “stare da una parte” sarebbe sostituito dallo “stare da più parti” nonostante si oscilli attorno ad una certezza. Vi sarà, comunque, sempre una rete così stretta (un’idea così estrema) da isolare ognuno di noi nella propria maglia e, addirittura, in grado di rendere impossibile il posizionare i nostri piedi al suo interno, abbracciando, così, un certo numero di verità diverse tra loro.

Con questo voglio dire che vi sarà, per ciascun individuo, sempre un dubbio che può attestare con la sua esistenza l’impossibilità di stare totalmente o categoricamente da una parte: di essere solo comunisti, solo democratici, solo socialisti, solo liberisti ecc…

Ora, permettimi una digressione tornando all’oggetto della discussione che era provare l’esistenza dell’ideologia pura. Se la intendiamo rigida nel suo significato e cioè: invariabile nel tempo e nelle circostanze, ci si può senz’altro schierare da una parte dichiarandosi sostenitore di quell’ideologia. Se, invece, teniamo conto dell’impossibilità di collocarsi esattamente in un punto di certezza ideale per via della frammentazione dell’ideale stesso, rappresentata dalla sua intrinseca complessità, lo schierarsi da un lato non ha più significato poiché la realtà implica una notevole mole di dati di cui tener conto: una poliedrica diversità di cui non disporremo mai nella sua totalità. Dunque ognuno di noi sarà in parte democratico, in parte comunista, in parte socialista e via discorrendo, ognuno in modo soggettivo e diverso e non c’è un’ideologia che ha ragione sulle altre.

Comunque, la diversità non sempre implica contraddizione,

infatti, ritengo si possa congetturare l’esistenza di categorie di elementi che nella loro diversità concorrano allo stesso effetto quali cause inscindibili ed imprescindibili che, in tal senso, hanno anche lo stesso scopo. E’ questo, a mio avviso, il caso di una qualsiasi ideologia applicata alla realtà sociale.

L’ideologia pura esiste come astrazione, NON esiste in concreto e tanto meno come realizzazione di un impianto sociale, cosa che molti politici si rifiutano di ammettere.

Non si può generalizzare tracciando un unica linea di demarcazione pretendendo che ogni ‘user’ trovi collocazione al di qua o al di là di essa, ma solo immaginando una rete a maglie più o meno larghe potremo avere chiaro il concetto di utilizzo di questo mezzo ideologico applicato alla realtà.

E sarà, comunque, limitativo, sia per la mancanza della totalità dei dati da elaborare sia per la fluidità del cambiamento che, sostanzialmente, modifica non solo la rete suddetta, ma, cosa ben più importante, la logica e le leggi che regolano il nostro valutare la causa che spinge ognuno di noi a collocarvisi. In altre parole, anche se nel tempo non dovessero cambiare le motivazioni di un ideale potrebbero cambiare i nostri metodi per valutarle, quindi ne avremmo una rappresentazione diversa di volta in volta che tenteremo di concettualizzarlo.

Per concludere, dubito di tutto e cerco di spiegare tutto per restringere la mia oscillazione attorno alla certezza, quando non posso allargare le maglie della realtà. Se questo è impossibile e la costrizione ad allargare le maglie di questa rete (accettazione passiva di idee non condivise), che a volte diventa ossessiva, diviene necessità impellente, occorre mediare sui concetti che più uniscono la maggioranza delle persone appartenenti al MoVimento, accettando un’opinione prevalente per soddisfare le aspettative di tale maggioranza.

Tale situazione la intendo quale status della nostra psiche quando la mente conscia ha la certezza (meglio dire, il dubbio minimo) di aver fatto il possibile per limitare l’effetto del dubbio attraverso la conoscenza che porta all’unità d’intenti, poiché oltre i valori umani più alti ce n’è uno che li sovrasta e li contiene tutti: La Conoscenza.

Ma questa è un’altra storia…